lunedì 21 novembre 2016

Papa Francesco ha risolto oggi lo "scisma lefebvre", forzando il diritto canonico e anche la ragione... ma vabbuò... almeno è qualcosa.



Nell’Anno del Giubileo, il Papa aveva concesso ai fedeli che per diversi motivi frequentano le chiese della Fraternità San Pio X (i lefebvriani) di ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale dei loro peccati. «Per il bene pastorale di questi fedeli, e confidando nella buona volontà dei loro sacerdoti perché si possa recuperare, con l’aiuto di Dio, la piena comunione nella Chiesa Cattolica, stabilisco per mia propria decisione di estendere questa facoltà oltre il periodo giubilare»

Queste novità che io avevo già preannunciato, sono contenute nel documento di fine Anno Santo intitolato Misericordia et misera, un titolo preso dalle due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera. «Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia».


Comunicato ufficiale della Fraternità San Pio X

lunedì 16 maggio 2016

"Ma tanto e Diaconesse già ci sono"...

Un archimandrita, mi chiama dalla Grecia e mi commenta il TWEET di Angelo Becciu: "il vostro Papa frena, ma di fatto già per noi ci sono da un pezzo le Diaconesse nella Chiesa Romana"... a nulla sono servite le mie parole per metterci una pezza pietosa del tipo: "non non è vero, questa cosa non accadrà mai, ecc. ecc." ma lui incalzandomi mi azzittisce: "avete fatto mettere le mani addosso all'Eucaristia (vedi Ministre straordinarie), per noi SOLO il Sacerdote può avere questo diritto DIVINO... avete delle Sacerdotesse de facto e manco ci fate caso" il greco ovviamente mi saluta tra lo schifato e il triste con una frase in latino, “Contra factum non valet argumentum”.



«Anni fa se ne discusse nella commissione teologica internazionale, in Vaticano, quando Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Fu una discussione estesa e ricordo che i teologi non riuscirono a raggiungere una posizione comune, c’erano tanti pareri differenti, tante divisioni…». Il cardinale Walter Kasper, grande teologo tedesco assai stimato da Francesco — a lui affidò la relazione introduttiva ai due Sinodi sulla famiglia — prevede un’altra discussione assai lunga, «immagino che alcuni saranno fieramente contrari, altri aperti…Però ricordo bene che lo stesso Ratzinger, alla fine, spiegò che non c’era ancora chiarezza ma la questione non era chiusa». In effetti il documento finale, nel 2003, a proposito delle donne diacono, riassumeva: «Spetterà al ministero di discernimento che il Signore ha stabilito nella sua Chiesa pronunciarsi con autorità». (Corriere)

Papa Francesco ha annunciato l'intenzione di istituire una Commissione di studio sul diaconato femminile, di cui si fa menzione nella Tradizione della Chiesa primitiva, ritenendo che le donne diacone sono "una possibilità per oggi".

Nelle prime comunità cristiane era presente il diaconato femminile.
È significativo che Papa Francesco abbia scelto l'incontro di oggi nell'Aula Nervi con circa 900 superiore generali degli istituti religiosi femminili (Uisg) per affrontare questo tema così decisivo. Le religiose gli hanno chiesto, nel corso di una sessione di domande e risposte perchè la Chiesa esclude le donne dal servire come diaconi. E una ha aggiunto: "Perchè non costruire una commissione ufficiale che potrebbe studiare la domanda?". Il Papa ha risposto che aveva parlato della questione una volta qualche anno fa con un "buon, saggio professore", che aveva studiato l'uso delle diaconesse nei primi secoli della Chiesa e gli ha aveva detto che ancora non è del tutto chiaro quale ruolo avessero. E soprattutto se "avevano l'ordinazione o no". "È rimasto un po' oscuro quale fossero ruolo e statuto delle diaconessae in quel momento".

"Costituire una Commissione ufficiale potrebbe studiare la questione?", si è chiesto il Papa ad alta voce. E poi si è risposto: "Credo di sì. Sarebbe fare il bene della Chiesa di chiarire questo punto. Sono d'accordo. Io parlerò per fare qualcosa di simile. Accetto la proposta. Sembra utile per me avere una Commissione che chiarisca bene". (Avvenire)

venerdì 1 aprile 2016

Mons. Fellay è stato ricevuto dal Pontefice alle 17 di venerdì 1 Aprile




Mons. Fellay è stato ricevuto dal Pontefice alle 17 di venerdì 1 Aprile, a casa Santa Marta, accompagnato da don Alain-Marc Nely, secondo assistente generale della fraternità. L’incontro «è durato 40 minuti e si è svolto in un clima cordiale. Alla conclusione del colloquio, è stato deciso che gli scambi in corso continueranno. Non è stata direttamente trattata la questione dello statuto canonico della fraternità, il Papa Francesco e mons. Fellay ritengono che si debbano proseguire questi scambi senza precipitazione.


sabato 13 febbraio 2016

Testo integrale della Dichiarazione comune firmata oggi all'Avana da papa Francesco e dal patriarca Kirill

Questa firma è davvero l'inizio o forse il culmine! Chi lo sa? Intanto è un fatto! L'unica cosa davvero importante è la svolta o chiusura di quell'approccio "pastorale ed ecumenico" chiamato volgarmente "uniatismo":          
"Oggi è chiaro che il metodo dell’“uniatismo” del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità." (dalla Dichiarazione Congiunta)
Circoscrivendo la realtà delle Chiese Greco-Cattoliche come qualcosa in via se non di  "liquidazione", come qualcosa di superato, infatti segnaliamo i primi sussulti! Detto questo scrivo e lo sottoscrivo, che è sciocco e forviante pensare alla Chiesa Ortodossa (Russa) come entità "scismatica" considerando che la Fede Ortodossa è nostra Fede Cattolica da sempre e la loro Divina Liturgia è talmente antica da potersi dire sì, davvero, che LORO hanno conservato la "Messa di Sempre".

 




1. Per volontà di Dio Padre dal quale viene ogni dono, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo Consolatore, noi, Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, ci siamo incontrati oggi a L’Avana. Rendiamo grazie a Dio, glorificato nella Trinità, per questo incontro, il primo nella storia. Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce» (2 Gv 12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana.

2. Il nostro incontro fraterno ha avuto luogo a Cuba, all’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e degli eventi drammatici della storia del XX secolo, rivolgiamo la nostra parola a tutti i popoli dell’America Latina e degli altri Continenti. Ci rallegriamo che la fede cristiana stia crescendo qui in modo dinamico. Il potente potenziale religioso dell’America Latina, la sua secolare tradizione cristiana, realizzata nell’esperienza personale di milioni di persone, sono la garanzia di un grande futuro per questa regione.
3. Incontrandoci lontano dalle antiche contese del “Vecchio Mondo”, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati, con dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3, 15).
4. Rendiamo grazie a Dio per i doni ricevuti dalla venuta nel mondo del suo unico Figlio. Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani”.
5. Nonostante questa Tradizione comune dei primi dieci secoli, cattolici e ortodossi, da quasi mille anni, sono privati della comunione nell’Eucaristia. Siamo divisi da ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente, da divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio, uno in tre Persone – Padre, Figlio e Spirito Santo. Deploriamo la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza umana e del peccato, accaduta nonostante la Preghiera sacerdotale di Cristo Salvatore: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).
6. Consapevoli della permanenza di numerosi ostacoli, ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato. Possa il nostro incontro ispirare i cristiani di tutto il mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli. In un mondo che attende da noi non solo parole ma gesti concreti, possa questo incontro essere un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà!
7. Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo. Ortodossi e cattolici devono imparare a dare una concorde testimonianza alla verità in ambiti in cui questo è possibile e necessario. La civiltà umana è entrata in un periodo di cambiamento epocale. La nostra coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci autorizzano a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune.
8. Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere. Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti. In Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose.
9. Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica.
10. In Siria e in Iraq la violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse. Esortiamo la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile. È essenziale assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti. Chiediamo a tutti coloro che possono influire sul destino delle persone rapite, fra cui i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione.
11. Eleviamo le nostre preghiere a Cristo, il Salvatore del mondo, per il ristabilimento della pace in Medio Oriente che è “il frutto della giustizia” (cfr Is 32, 17), affinché si rafforzi la convivenza fraterna tra le varie popolazioni, le Chiese e le religioni che vi sono presenti, per il ritorno dei rifugiati nelle loro case, la guarigione dei feriti e il riposo dell’anima degli innocenti uccisi. Ci rivolgiamo, con un fervido appello, a tutte le parti che possono essere coinvolte nei conflitti perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati. Al contempo, è necessario che la comunità internazionale faccia ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate. Facciamo appello a tutti i paesi coinvolti nella lotta contro il terrorismo, affinché agiscano in maniera responsabile e prudente. Esortiamo tutti i cristiani e tutti i credenti in Dio a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale. Affinché la pace sia durevole ed affidabile, sono necessari specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.
12. Ci inchiniamo davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo. Crediamo che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani. È a voi, che soffrite per Cristo, che si rivolge la parola dell’apostolo: «Carissimi, … nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della Sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare» (1 Pt 4, 12-13).
13. In quest’epoca inquietante, il dialogo interreligioso è indispensabile. Le differenze nella comprensione delle verità religiose non devono impedire alle persone di fedi diverse di vivere nella pace e nell’armonia. Nelle circostanze attuali, i leader religiosi hanno la responsabilità particolare di educare i loro fedeli in uno spirito rispettoso delle convinzioni di coloro che appartengono ad altre tradizioni religiose. Sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, «perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14, 33).
14. Nell’affermare l’alto valore della libertà religiosa, rendiamo grazie a Dio per il rinnovamento senza precedenti della fede cristiana che sta accadendo ora in Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, dove i regimi atei hanno dominato per decenni. Oggi le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede. In un quarto di secolo, vi sono state costruite decine di migliaia di nuove chiese, e aperti centinaia di monasteri e scuole teologiche. Le comunità cristiane portano avanti un’importante attività caritativa e sociale, fornendo un’assistenza diversificata ai bisognosi. Ortodossi e cattolici spesso lavorano fianco a fianco. Essi attestano l’esistenza dei fondamenti spirituali comuni della convivenza umana, testimoniando i valori del Vangelo.
15. Allo stesso tempo, siamo preoccupati per la situazione in tanti paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse. In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.
16. Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana.
17. Il nostro sguardo si rivolge alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà, che vivono in condizioni di estremo bisogno e di povertà mentre crescono le ricchezze materiali dell’umanità. Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi. Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del nostro pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito.
18. Le Chiese cristiane sono chiamate a difendere le esigenze della giustizia, il rispetto per le tradizioni dei popoli e un’autentica solidarietà con tutti coloro che soffrono. Noi, cristiani, non dobbiamo dimenticare che «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1 Cor 1, 27-29).
19. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.
20. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.
21. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10). Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale. Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.
22. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (cfr Mt 25, 25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo. Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.
23. Dio vi ama e aspetta da ciascuno di voi che siate Suoi discepoli e apostoli. Siate la luce del mondo affinché coloro che vi circondano, vedendo le vostre opere buone, rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (cfr Mt 5, 14, 16). Educate i vostri figli nella fede cristiana, trasmettete loro la perla preziosa della fede (cfr Mt 13, 46) che avete ricevuta dai vostri genitori ed antenati. Ricordate che «siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6, 20), al costo della morte in croce dell’Uomo-Dio Gesù Cristo.
24. Ortodossi e cattolici sono uniti non solo dalla comune Tradizione della Chiesa del primo millennio, ma anche dalla missione di predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi. Questa missione comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo. Non siamo concorrenti ma fratelli, e da questo concetto devono essere guidate tutte le nostre azioni reciproche e verso il mondo esterno. Esortiamo i cattolici e gli ortodossi di tutti i paesi ad imparare a vivere insieme nella pace e nell’amore, e ad avere «gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti» (Rm 15, 5). Non si può quindi accettare l’uso di mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un’altra, negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni. Siamo chiamati a mettere in pratica il precetto dell’apostolo Paolo: «Mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui» (Rm 15, 20).
25. Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’“uniatismo” del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità. Tuttavia, le comunità ecclesiali apparse in queste circostanze storiche hanno il diritto di esistere e di intraprendere tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze spirituali dei loro fedeli, cercando nello stesso tempo di vivere in pace con i loro vicini. Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili.
26. Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria. Invitiamo tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace. Invitiamo le nostre Chiese in Ucraina a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto.
27. Auspichiamo che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti, che tutti i cristiani ortodossi dell’Ucraina vivano nella pace e nell’armonia, e che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in modo da far vedere sempre di più la nostra fratellanza cristiana.
28. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare fraternamente nell’annuncio della Buona Novella della salvezza, a testimoniare insieme la dignità morale e la libertà autentica della persona, «perché il mondo creda» (Gv 17, 21). Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità.
29. In questa ardita testimonianza della verità di Dio e della Buona Novella salvifica, ci sostenga l’Uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci fortifica spiritualmente con la sua infallibile promessa: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno» (Lc 12, 32)! Cristo è fonte di gioia e di speranza. La fede in Lui trasfigura la vita umana, la riempie di significato. Di ciò si sono potuti convincere, attraverso la loro esperienza, tutti coloro a cui si possono applicare le parole dell’apostolo Pietro: «Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia» (1 Pt 2, 10).
30. Pieni di gratitudine per il dono della comprensione reciproca espresso durante il nostro incontro, guardiamo con speranza alla Santissima Madre di Dio, invocandola con le parole di questa antica preghiera: “Sotto il riparo della tua misericordia, ci rifugiamo, Santa Madre di Dio”. Che la Beata Vergine Maria, con la sua intercessione, incoraggi alla fraternità coloro che la venerano, perché siano riuniti, al tempo stabilito da Dio, nella pace e nell’armonia in un solo popolo di Dio, per la gloria della Santissima e indivisibile Trinità!

giovedì 21 gennaio 2016

Papa Francesco modifica la rubrica del Messale Romano sul rito della lavanda dei piedi

Su Pio XII, ho già parlato ampiamente, assolutamente risibile  pensare che le Riforme "AD EXPERIMENTUM" potessero fermarsi con il decreto del 1955. In ogni caso, non aggiungo altro, sono azioni liturgiche che possono essere bellamente omesse senza "spargimenti di sangue". Ovviamente non lo dice don Camillo, ma Arthur Roche, Arcivescovo Segretario della Congrecazione per il Culto Divino.

"La lavanda dei piedi non è obbligatoria nella Missa in cena Domini. Sono i pastori a valutarne la convenienza, secondo circostanze e ragioni pastorali, in modo che non diventi quasi automatica o artificiale, priva di significato e ridotta a elemento scenico. Neppure deve diventare così importante da catalizzare tutta l’attenzione della messa nella cena del Signore, celebrata nel «giorno santissimo nel quale Gesù Cristo nostro Signore fu consegnato alla morte per noi» (Communicantes proprio del Canone romano); nelle indicazioni per l’omelia si ricorda la peculiarità di questa messa, commemorativa dell’istituzione dell’eucaristia, dell’ordine sacerdotale e del comandamento nuovo dell’amore fraterno, suprema legge per tutti e verso tutti nella Chiesa."



Papa Francesco modifica la rubrica del Messale Romano sul rito della lavanda dei piedi


Papa Francesco ha disposto la modifica della rubrica del Messale Romano riguardante la lavanda dei piedi durante la messa nella Cena del Signore, stabilendo che la partecipazione al rito non sia più limitata soltanto agli uomini o ai ragazzi.
Questo il testo del decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti:
«Lavanda dei piedi» (basilica di Aparecida cappella del Santissimo Sacramento)
La riforma della Settimana santa, con decreto Maxima Redemptionis nostrae mysteria (30 novembre 1955), diede la facoltà, dove lo consigliava un motivo pastorale, di compiere la lavanda dei piedi a dodici uomini durante la Messa nella cena del Signore, dopo la lettura del Vangelo secondo Giovanni, quasi a manifestare rappresentativamente l’umiltà e l’amore di Cristo verso i suoi discepoli.
Nella liturgia romana, tale rito era tramandato col nome di Mandatum del Signore sulla carità fraterna secondo le parole di Gesù (cfr. Gv 13, 34), cantate nell’Antifona durante la celebrazione.
Nel compiere tale rito, Vescovi e sacerdoti sono invitati a conformarsi intimamente a Cristo che «non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mt 20, 28) e, spinto da un amore «fino alla fine» (Gv 13, 1), dare la vita per la salvezza di tutto il genere umano.
Per manifestare questo pieno significato del rito a quanti partecipano, è parso bene al Sommo Pontefice Francesco mutare la norma che si legge nelle rubriche del Missale Romanum (p. 300 n. 11): «Gli uomini prescelti vengono accompagnati dai ministri…», che deve essere quindi variata nel modo seguente: «I prescelti tra il popolo di Dio vengono accompagnati dai ministri…» (e di conseguenza nel Caeremoniale Episcoporum n. 301 e n. 299 b: «le sedie per i designati»), così che i pastori possano scegliere un gruppetto di fedeli che rappresenti la varietà e l’unità di ogni porzione del popolo di Dio. Tale gruppetto può constare di uomini e donne, e convenientemente di giovani e anziani, sani e malati, chierici, consacrati, laici.
Questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in vigore delle facoltà concesse dal Sommo Pontefice, introduce tale innovazione nei libri liturgici del Rito Romano, ricordando ai pastori il loro compito di istruire adeguatamente sia i fedeli prescelti sia gli altri, affinché partecipino al rito consapevolmente, attivamente e fruttuosamente.
Nonostante qualsiasi cosa in contrario.
Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 6 gennaio 2016, solennità dell’Epifania del Signore.
+ Robert Card. Sarah, Prefetto
+ Arthur Roche, Arcivescovo Segretario

giovedì 12 novembre 2015

Il Brevetto, NONOSTANTE gli ostacoli.


Aspettavo la conclusione di Firenze, ma ho visto che l'unica cosa interessante sono gli scandaletti e scandalacci di preti sostanzialmente inopportuni. Nulla di nuovo sotto al sole, solo che una volta almeno si ammetteva il valore di uomini di Chiesa con qualche peccataccio, cfr. Papa Alessandro VI, tra i Papi più cattolici della Storia.   Ripropongio questo articolo per chi non l'avesse letto.   

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Questa Miniatura, ben rappresenta come è ora la nostra realtà. Il mondo rappresentato dal Principe avvinto da questo mare che rappresenta il male, cioè quella realtà che ci trattiene nel mondo, e il Cristo Solare nel cielo. Separati e uniti nel contempo da questa grande S, che si fa "cammino" di purificazione e di redenzione che ci rende via via sempre più simili a Cristo! E' la via della nostra Cristificazione, via di Grazia che ci rende, già lo siamo con il Battesimo, del tutto Cristo stesso!  



La riflessione che segue è di un maestro spirituale, per me fonte di ispirazione, ve lo dono affinché, in questo "mare" di confusione, si possa trovare quel conforto che noi tutti desideriamo e bramiamo!   In questi anni ho scritto molte cose, soprattutto criticando modernisti e tradizionalisti: ho imparato a vederli come facce di una sola medaglia, di una religione immanentista, fatta di intellettualismo, di volontarismo, ma non di grazia, senza l'operatività reale dello Spirito Santo.    Si parla di Cristo, di Grazia, di Spirito, ma sono discorsi che nascono nel cervello, muovono dalla bocca (o dal ventre) e se va bene colpiscono il cuore, ognuno secondo sue dinamiche mondane: il tridentino si "commuove" per la ieraticità, per la categoricità delle regole morali, per il devozionalismo e le storie, ma è un processo intraumano, dai sensi al cervello al cuore; il modernista è uguale, con altri mezzi, il sociale, il politico, le scienze oppure il mero volontarismo.    
 
È sempre uomo che parla all'uomo, non Dio che parla all'uomo. Poi si vedono certi casi macroscopici in cui questa autoesaltazione immanentistica e razionalistica trionfa, come nella riforma liturgica degli anni 50-70, che è solo ed esclusivamente il frutto di una visione immanentistica e razionalistica, umana, psichica, della liturgia. In cui la Grazia è intesa come il risultato di una equazione, di una somma algebrica di elementi composti dall'uomo (e da che uomini! Scienziati che avendo studiato dicono che quella preghiera va tolta e sostituita con questa, che funziona meglio: meccanici della "Grazia", che sanno produrla ed incrementarla ad arte), che viene postulata ma non indagata in sè stessa. Di fronte a situazioni del genere la tentazione è il reazionarismo immanentista, ossia respingere una tendenza religiosa viziata di materialismo, con un materialismo "più vecchio", che avendo forme esteriori più consuete, tranquillizza di più. In realtà il discorso da fare è un altro, ossia rigettare la tendenza religiosa immanentista, razionalista, antropocentrica, psichica (che è una religiosità dell'uomo per l'uomo, da un organo all'altro; espressione dell'economia adamitica), che è una tendenza che ha preso il sopravvento nella chiesa latina DA SECOLI (alla faccia dell'idolatrare il preconcilio come periodo in cui "tutto va bene"), senza mai imporsi in legge, ma sempre restando come una seduzione popolare e generalmente accettata da tutti di una religiosità più semplice (in quanto solo umana), al massimo complicandola con "precetti" (tante rubriche, tanti digiuni, tante ore di volontariato coi drogati o di attivismo no global...), tutti peró sempre intramondani. Col fine di illudere che la complicazione indotta dall'uomo, abbia prodotto da sè quel salto di qualità, ossia il dialogo salvifico tra Dio e Uomo.    
 
Ma è come cercare di dialogare, quando il soggetto che parla è unicamente l'uomo. Se non ci fosse stato un deserto spirituale in occidente, non sarebbero nate le eresie "moderne": protestantesimo in primis, quale apice di una dimensione psichica (intellettualista, volontarista, immanentista, mondana, antropocentrica, adamitica) della religione (in cui l'uomo si dà da sè la rivelazione e se la interpreta pure come gli pare, e idem i sacramenti! E alla faccia della teorica ipertrofizzazione del ruolo della Grazia e del cristocentrismo!), giansenismo e modernismo, sintesi di tutte queste tendenze (per Loisy, la spiritualità appartiene al subcosciente, è pura psicanalisi: c'è solo l'uomo, Dio è un discorso o un pensiero che l'uomo fa). Per questo il tradizionalismo che si limita a odiare il presente e a idealizzare il passato malato (causa del presente) non è una soluzione, ma altro aspetto dello stesso male.    
 
Con questo non sto dicendo peró che allora va bene buttare nel cesso la forma tradizionale, nel culto, nella teologia, nella filosofia, nella morale. I modernisti buttano, perché a monte sono senza spirito, e dunque non ritengono che la tradizione sia "luogo e mezzo della presenza dello Spirito Santo nella economia storica". Di contro é deprimente ridurre la tradizione ad un catalogo antiquario di edizioni di libri, guardando chi ce l'ha più vecchio o più aggiornato o più completo. Una visione tradizionale e spirituale, non avrebbe mai concepito nemmeno l'esigenza di cambiare la liturgia, di migliorarla: l'innovazione avviene solo nella grazia, nella tradizione e a tutela della grazia e dell'ortodossia. Io credo che un discorso SISTEMATICO, inteso come una vera svolta nella chiesa latina su come concepire la religione stessa e di conseguenza il culto, non sia ancora stato fatto e sia atteso da secoli. Non lo fu Trento, sebbene sia stato necessario e giusto. Non lo é stato tantomeno il CV2, anche se paradossalmente l'intenzione era quella. Ma come si fa a stabilire per legge che da domani la chiesa diventa "trascendente e spirituale"?    
 
Alla fine, con una massa di vescovi e popolo immanentisti, si è solo cambiato lo stile dell'immanenza: da organo a chitarra, da rosario a bandiera della pace. Triste, e tristissimi quelli che fanno gli "oppositori" al modernismo, stando sempre nella stessa psichicità. Che un ritorno di forme passate sia necessario è evidente: le forme moderne furono introdotte follemente e arbitrariamente da degli atei, adoratori idolatri di sè. Che tutta la questione si riduca a un ritorno di forme, assolutamente no. Si puó essere atei anche in latino, come chissà quanti lo furono senza troppo badarci nel secondo millennio. Fortunatamente non ci salviamo da soli (altrimenti saremmo spacciati, avendo gettati nel cesso i doni di Dio per seguire noi stessi), e la Grazia opera: soprattutto coi sacramenti. Non capiti, non vissuti benissimo, non colti in modo opportuno e nel rispetto dovuto alla loro ricchezza, i sacramenti sono un tesoro nascosto che dà frutto nonostante la povertà umana. Il povero è l'uomo vecchio, adamitico e psichico: la povertà è la sua "sola" (insufficiente) immanenza.    
 
Per quanto coperta dal terital e dalle chitarre, la presenza di Cristo ancora porta gente in cielo. Ancora suscita un bisogno di spirito che non si placa con l'attivismo no global bergogliano, col formalismo rubricale tridentino, col volontariato, con la lettura psichica e intellettualista di tomi su tomi (anche di santi eccellentissimi: non sono peró "cultura", da sapere cumulativamente per passare un test ad un concorso; o ti aprono una porta verso la trascendenza e ti mettono in dialogo con Dio, o sono solo un mucchio di curiosità fredde e razionalistiche, versione elaborata del "forse non tutti sanno che" della settimana enigmistica), ma chiede il passo: vivere finalmente da cristificati, da figli di Dio in Cristo, nello spirito. Non per mera formalità burocratico/giuridica, ma per inabitazione vera e attiva dello spirito. Sono i veri santi, i mistici, coloro che sembrano distinguersi dagli altri anche nella stessa chiesa.    
 
Il problema non è certo nel fatto che non tutto il popolo di Dio e i pastori siano cristificati in atto: non è pensabile in questo mondo una perfezione simile dei membri della chiesa. Ci saranno sempre i peccatori, gli ipocriti, i "salvati" quasi a loro insaputa. Il problema è non indicare quel MODO di essere, come il vero obiettivo dell'essere cristiani. Non lasciando che qualche eroe/martire qui e là, se ne accorga da solo e tenti di vivere nello spirito (con tutta la chiesa, diocesi, parrocchie, comitati, gruppi, associazioni, movimenti, dicasteri, opere, ordini, ecc. che danno contro e perseguitano, perchè quel "modo" spirituale è percepito come discordante dal loro) da autodidatta. Chiaramente non si dà da sè la vita spirituale, c'è Dio con lui, e il resto è secondario. Ma non vuol dire che sia allora giusto lasciare le cose come stanno. Lo spirito soffia dove vuole, ma se gli si chiudono le porte, non fa niente. Il problema strutturale della chiesa latina è di essere involuta in una prassi (giacchè non è negato affatto in dottrina, a livello generale) che è un costante e universale ostacolo per sè e per tutti quelli che ne fanno parte, al soffio del paraclito. Si viene cristificati "nonostante" la chiesa, se appunto nonostante tutto il materialismo e l'immanentismo psichico, si riesce a uscirne vivi, come in corso di addestramento dei Marines, dove chi non muore e non si rompe nei percorsi ad ostacoli (fatti proprio per non essere superati!) riceve alla fine il brevetto, NONOSTANTE gli ostacoli.    
 
Ecco, forse avranno maggior merito quegli eroi/martiri che sopravvivono alla pastorale della chiesa occidentale: ma è una magra consolazione, non si puó far brancolare nel materialismo la massa per rendere "più forgiato" chi vi sopravvive! È ecclesialmente suicida! Io trovo che sia questa la rivoluzione che manca alla chiesa latina: disporsi strutturalmente e tendenzialmente verso una concezione religiosa trascendentale e soprannaturale, nella teologia, nella prassi, nel culto, nella disciplina penitenziale, nella filosofia, nell'educazione spirituale (vorrei capire oggi gli oratori che spiritualità insegnino). Diversamente saremo sempre ostaggi dei Ratzinger e dei Bergoglio di turno, uno che si mette il fanone a mo' di gingillo (stile cravatta nuova) e un po' di pizzi e latino, e l'altro con i discorsi da comunista, le falciemartello, la risibilissima riforma della curia (con i C8 cardinali superesperti!), dello ior, del matrimonio, della comunione. Pensando che dare una mano di vernice nuova (o una elegante patina anticata) ad una struttura intrinsecamente MARCIA (come lo é il corpo abbandonato dallo spirito...) possa essere risolutivo del problema.

venerdì 25 settembre 2015

Nuove coliche intestinali, ora anche i corsi di formazione sono uno scandalo per i tradizionalisti.

Non so perchè mi tocca difendere delle iniziative banalissime che producono indignazione ammuzzo, ora è il turno di un corso, di un semplice Corso Universitario per la gestione di una parrocchia.
Evidentemente chi è preso da malore, in parrocchia non c'ha mai messo piedi  e non sa che, o volente o nolente, non si è più ai tempi felici di don Camillo e Peppone dove tutta la parrocchia si gestiva solo dal sacrestano e dalla perpetua.
Ci sono tante e tali leggi che oggi fare il parroco è un'impresa non facile anzi titanica...
Però ovviamente la colpa è del Concilio anzi di... Papa Francesco.


Satis!




martedì 1 settembre 2015

Un Papa straordinario, mette sotto i piedi il Codice di Diritto Canonico, come giusto che sia, per l'unico motivo "canonicamento" valido & previsto: LA SALVEZZA DELLE ANIME-

IL SANTO PADRE FRANCESCO CONCEDE AI SACERDOTI DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X DI ASSOLVERE VALIDAMENTE E LECITAMENTE.

Tutto il resto... SOLO CHIACCHIERE!

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/09/01/0637/01386.html





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Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati.
Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario.
Dal Vaticano, 1° settembre 2015
FRANCISCUS


http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1644%3Acomunicato-della-casa-generalizia-della-fraternita-san-pio-x-sulla-lettera-di-papa-francesco-nella-prossimita-della-anno-santo-1-settembre-2015&catid=58&Itemid=64

giovedì 20 agosto 2015

Orationes in Benedictione SS. Sacramenti, Libro liturgico in PDF

Altro libro liturgico per le Adorazioni Eucaristiche e tante belle orazioni da utilizzare anche come preghiera privata. Per scaricare cliccare sull'immagine.

https://drive.google.com/file/d/0Bzp4nFzhhdRlc24wUmpTV09fNzg/view?usp=sharing


lunedì 13 luglio 2015

Muore un grande Cardinale, piccolo piccolo.




 




Credo che il Cardinale Giacomo Biffi, per dono e grazia particolare dello Spirito Santo, abbia saputo leggere e descrivere la realtà del presente e quella del futuro che ci attendeva, limitandosi però a giocare di ironico fioretto dinanzi alla casa avvolta dalle fiamme. O per dirla in altri termini: al Cardinale Giacomo Biffi non era stata data solo la luce della consapevolezza, perché assieme ad essa gli era stato dato un compito preciso e con esso pure tutti i più adeguati strumenti di azione, ma con quel cinismo tipico dei clericali ammantati dietro ad altrettante ragioni clericali “sempre superiori”, ha fatto un lavoro a metà. Ritornando infine alla Casa del Padre con una percezione ed una consapevolezza oggettiva molto drammatica di quella realtà della quale egli ha parlato e scritto, ma che di fatto non ha affrontato e dinanzi alla quale non ha agito facendo uso di tutti i poteri apostolici di cui era stato rivestito dai doni di grazia dello Spirito Santo. don Ariel