Un tormentone: il Messale del 1962 abrogato?, dal Blog di Matias Augé

 


Riporto un post del noto liturgista don di Matias Augé, tale e quale. Le sottolineature sono nostre.
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Non intendo riaprire il dibattito sull’abrogazione o meno del Messale del 1962, ampiamente trattato in questo blog. Propongo però all’attenzione dei lettori gli interventi di Enzo G. Castellari nel post di don Alfredo M. Morselli “Gli errori del Prof. Andrea Grillo” di Messainlatino.it (16.05.2011)

Le prescrizioni di questa Costituzione [“Missale Romanum”] andranno in vigore il 30 novembre del corrente anno, prima Domenica di Avvento.
Quanto abbiamo qui stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido ed efficace, ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere in contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti Apostolici dei Nostri Predecessori e in altre disposizioni. anche degne di particolare menzione e deroga.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 3 aprile 1969, Giovedì Santo, anno sesto del Nostro Pontificato.
PAOLO PP. VI

Ovviamente non si sta parlando di abrogare un "messale", perché è una idiozia, sarebbe come dire abrogare un personaggio storico del passato! Non si abroga il messale, ma si abroga la VIGENZA del messale. Si abroga la norma giuridica che impone un messale come VIGENTE ossia obbligatorio e da usarsi in tutta la chiesa. L'abrogazione è della Bolla Quo Primum, che sanziona l'obbligatorietà del rito tridentino facendolo divenire, con linguaggio motupropriale, "rito ordinario", sebbene sarebbe più giusto dire rito vigente. Lo stesso san Pio V non ha abrogato i messali precedenti, ma ha imposto l'obbligatorietà ad usare il suo, rendendo l'uso di altri testi (con alcune deroghe) come illecito, non invalido.

Paolo VI non abroga il rito tridentino, ma abroga la vigenza del suo messale. E' da cialtroni affermare che si possa abrogare una messa. Si abroga una legge, non un sacramento. E la legge che viene ad essere abrogata dalla legge successiva è la legge che impone il messale tridentino come obbligatorio. Paolo VI impone il suo messale come obbligatorio, e esplicitamente sancisce che perdono efficacia le costituzioni dei predecessori (tra cui rientra anche Quo Primum).

Affermare che non viene nominata esplicitamente è un po' sciocco, dato che tutta la costituzione Missale Romanum cita la bolla e il rito di San Pio V, dicendo che il nuovo messale lo sostituisce. Ma la conclusione è chiarissima, tutto è abrogato.

Si può solo dire che il messale nuovo sia cattivo, spiegare teologicamente i motivi di questa non bontà, e alla luce di questo, appurato uno stato di crisi e di necessità, interpretare la legge secondo epikeia e prudenzialmente scegliere la celebrazione con il rito tridentino, consapevoli però che viene violata la lettera di una norma (di Paolo VI), per adempiere in spirito al principio superiore del culto divino. Se non si dice questo, si è in grave errore.

Il cavillo del numquam abrogatum è solo una scusa. Il giorno in cui Benedetto o chi per lui abrogherà tutto, per fare il messale ibrido, e citerà esplicitamente tutti i documenti, voi cosa farete, diventerete modernisti, dato che tutta la vostra acribia tradizionale si poggia su un traballante cavillo che fa tenere il piede in due scarpe?

E diciamolo chiaramente: Lefebvre, l'associazione UNA VOCE e altri, negli anni 70 si battevano per affermare che il vecchio rito non era stato abrogato. MA questo va capito nel contesto di quegli anni! Era la soluzione più soft, per giustificare senza cadere apertamente nello scisma (perché di questo si tratta, se si rifiuta di obbedire ad una legge del papa!), l'esistenza stessa di quella anomalia cattolica che era il mondo tradizionalista. Il tradizionalismo è una ribellione a Paolo VI, alla sua teologia, alla sua messa, alle sue riforme dei seminari, al nuovo corso di chiesa che ha messo in piedi! Ma Paolo VI era papa, e quindi o si cadeva nel sedevacantismo, o si diventava scismatici, oppure si cercava una soluzione prudenziale e tamponatrice, per cercare di fare le cose come si facevano prima, senza FORMALMENTE disobbedire. La questione del numquam abrogatum appariva all'epoca la cosa migliore da fare, per salvare capra e cavoli, ossia obbedienza gerarchica al papa per restare cattolici, e obbedienza alla tradizione, per restare cattolici!

Affermare che disobbedire era il modo per obbedire, non era ancora la strategia più ovvia, perchè prima si tentarono le vie diplomatiche e accomodatizie. UNA VOCE rimase poi su posizioni più prudenti, Lefebvre ad un certo punto abbandonò l'iniziale (ma giustificabilissima e comprensibile) posizione, per parlare apertamente di EPIKEIA. Le consacrazioni episcopali furono appunto fatte secondo questo principio (che è stabilito anch'esso dal diritto canonico).

Ma oggi, parlare ancora di rito mai abrogato giuridicamente, è solo una scocchezza, una paraculata come si dice a Roma. Di cui il papa si serve per fingere di non avere restaurato niente e quindi di non essere reazionario, e i tradizionalisti timorosi di essere "scismatici" a causa dell'amore per i pizzi si servono, per fingere obbedienza al papa e alla legge.

Ripeto, voglio vedervi tutti quando domani verrà abrogato per bene il rito, per fare la riforma della riforma, cosa direte!

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